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Porto di Napoli
18 dicembre 2018, Aggiornato alle 16,30
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Armatori

A Salerno arriva Ignazio Messina

Oggi l'arrivo di Jolly Quarzo. L'armatore di Genova porterà 150 approdi e 50mila teu. Gallozzi: "Premiata la fiducia e le garanzie sui tempi" di Paolo Bosso  


di Paolo Bosso 
 
Tredici anni. E' il tempo che Agostino Gallozzi, presidente di Gallozzi Group e amministratore delegato del Salerno Container Terminal (Sct), ci ha messo a convincere l'armatore Ignazio Messina a venire a Salerno. Certo, la spinta finale l'ha data Napoli con la sua cronica mancanza di spazi e infrastrutture, ma ciò non toglie che per il porto di Salerno questo è un giorno speciale, una grande vittoria per un imprenditore come Gallozzi.
Oggi è arrivata Jolly Quarzo, la nave che inaugura il servizio della compagnia genovese a Salerno. Una linea che porterà non solo 150 approdi e 50mila teu l'anno (facendo decollare il traffico container di Sct da +22% dei primi sei mesi a +30% per fine 2013), ma benefici per l'intera filiera produttiva del mercato Agro Nocerino Sarnese. «Qui c'è una comunità che ci fa sentire clienti. L'approccio è stato ottimo fin da subito» afferma Ignazio Messina, presidente e amministratore delegato di Ignazio Messina, che con il cugino Andrea Gais (stessa carica) e Agostino Gallozzi hanno incontrato i giornalisti in una lunga chiacchierata in cui si è parlato di Salerno, Napoli e di un rapporto di lavoro, quello tra l'armatore e il terminalista, in cui al centro non c'è la merce ma tutta una rete costituita da caricatori, trasportatori, servizi tecnico-nautici. «Stamattina alle cinque e mezza ero a bordo della Jolly Quarzo insieme al pilota, volevo provare l'emozione del primo approdo»,  commenta Messina. 
Cosa è andato storto a Napoli? «Dopo novant'anni di ininterrotta attività, Napoli dava per scontato che mai saremmo potuti andarcene» spiega l'armatore. «Ma le attese per l'ormeggio erano troppe. La rada, gli approdi sempre più difficili, la mancanza di strutture adeguate. Nell'ultimo periodo operavamo al terminal Conateco, ma lì, non avendo più la priorità che avevamo a Soteco, dovevamo metterci in fila».
Da qui la scelta. «Perché l'armatore va non solo dove c'è competizione su costi e servizi, ma dove gli viene garantita l'efficienza, l'operatività e la collaborazione» spiega Messina. «Non dimentichiamo che il container è un prodotto che non si può testare finché non sbarca: l'armatore ha scelto di venire qui, ma solo una volta operativo saprà se le garanzie sui tempi saranno rispettate» aggiunge Gallozzi. Come a dire: è una questione di fiducia. «Qui abbiamo trovato una comunità molto aperta, dall'Autorità portuale al terminalista» gli fa eco Messina.
L'armatore genovese ha recentemente rinnovato la sua flotta con quattro nuove ro-ro (una di queste è Jolly Quarzo) da 45mila tonnellate, 4mila teu e 6.350 metri lineari di carico. Nei giorni scorsi è stata avviata la seconda fase del piano di sviluppo che prevede altre quattro navi (2+2) per una spesa totale di 600 milioni di dollari. «Paradossalmente è la crisi che ci ha permesso di realizzarle» spiega Andrea Gais. «Il progetto delle nuove navi, realizzato dal nostro studio di ingegneri, risale all'epoca del gigantismo, tra il 2007 e il 2008», un periodo in cui navi da quattromila teu valevano un terzo di quelle, molto più grandi, allora in costruzione. «Contattammo Sestri Ponente (stabilimento Fincantieri, ndr) ma, per via del prezzo dell'acciaio, le navi sarebbero costate il doppio. Portammo il progetto ai cantieri coreani Daewoo ma non avevano intenzione di realizzare un tale programma di costruzioni. Alla fine, con la crisi e la penuria di ordini, si sono dovuti ricredere».
Il porto di Salerno viaggia veloce. L'asso nella manica per "acquisire" le linee  Messina è stato l'escavo dei fondali, passati a 13 metri. Entro l'anno scenderanno a -15, permettendo l'approdo di navi fino a 8mila teu. Per il 2015 sarà pronto Salerno Porta Ovest, l'allaccio autostradale via tunnel che permetterà ai camionisti di bypassare le strade urbane e statali. Per finire il Grande Progetto del porto, stesso nome di quello di Napoli ma dal destino differente. Il primo è più semplice -ricorda Gallozzi- riguardando soltanto dragaggi e imboccatura, mentre quello del capoluogo campano va dall'escavo dei fondali fino alla creazione di un nuovo terminal container, passando per il recupero degli ordigni bellici e per le autostrade del mare. Inizialmente  dovevano viaggiare insieme. Ora le cose sono cambiate. «Il nodo del Grande Progetto del porto di Napoli - spiega Gallozzi - risiede nelle aree pubbliche che sono in concessione ai privati, per questo l'Europa sta indagando sull'ipotesi di aiuti di Stato. A Salerno il discorso è differente. Si tratta di aree ad uso pubblico che resteranno tali». Il finanziamento si farà, senza intoppi. «Un porto forte non è quello che fa più contenitori – conclude Gallozzi – ma quello che è collegato con più mercati». Grazie a  Messina il porto di Salerno si collegherà a Mar Rosso, Golfo Persico, India, Pakistan e Sud Africa.
A Napoli Ignazio Messina lascia soltanto una linea per la Libia che terminerà a fine anno. «Ma entro l'anno le decisioni degli armatori possono cambiare», nel senso che potrebbero anche andarsene prima, conclude Messina.