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26 settembre 2022, Aggiornato alle 16,28
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Logistica

2,5 miliardi di crediti insoluti per le imprese logistiche

Le dilazioni di pagamento si fanno sempre più insostenibili. Fedespedi torna a chiedere al governo di rendere il magazzinaggio un'attività libera dal lockdown


Le società terminalistiche, quelle di spedizioni, i trasportatori di mezzi pesanti, le imprese di cargo aereo, rischiano di restare senza soldi. Lo rivela la Federazione nazionale delle Imprese di Spedizioni internazionali-Fedespedi, che rappresenta un settore "industriale" pari al 9 per cento del Pil.

Per il centro studi di Fedespedi sono circa due miliardi e mezzo i crediti attualmente insoluti per le società logistiche italiane. «Le imprese clienti chiedono dilazioni di pagamento e delle scadenze che noi non possiamo accordare. Siamo operatori della logistica e non istituzioni di credito e non possiamo lavorare senza essere remunerati», afferma la presidente di Fedespedi, Silvia Moretto. «L'emergenza Coronavirus - continua - ha confermato la strategicità della logistica ma le imprese di spedizioni non possono sostenere da sole l'onere del lockdown. Senza condizioni normative e finanziarie adeguate, rischiamo il blocco del sistema logistico». 

L'associazione torna a chiedere al governo che si chiarisca prima di tutto - con circolari o all'interno di decreti, per esempio - che l'attività di magazzinaggio è consentita per tutte le imprese, anche per quelle il cui processo produttivo è fermo. «Questo - spiega Moretto - è fondamentale perché i nostri operatori possano proseguire le attività di consegna e ritiro della merce: gli hub portuali e aeroportuali sono vicini al livello di capacità massima di contenimento dei container».

Secondo Fedespedi, allo stato attuale le previsioni per il Pil italiano vedono un calo tra il 4  e il 7 per cento quest'anno, dato che si integra a quello di Confetra che prevede un calo di circa un quarto del volume di traffico logistico interno. 

I crediti insoluti, conclude Moretto, «stanno mettendo a rischio la sopravvivenza delle nostre imprese nel breve termine. Il nostro è un settore labour intensive che impiega 50 mila addetti: le aziende devono, innanzitutto, essere in grado di pagare il lavoro delle persone, che continuano ad alimentare ogni giorno la circolazione delle merci nel nostro sistema paese».