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04 luglio 2020, Aggiornato alle 15,15
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1998-2018: vent'anni di Registro Internazionale

Due decenni dall'istituzione di una legge che ha inciso sulle sorti e sulla competitività della nostra Marina Mercantile


di Tobia CostagliolaDL News

 

Tra le ricorrenze più importanti per la Marina Mercantile Italiana che pochi o nessuno ha ancora degnamente ricordato nel corrente anno, c'è l'istituzione del Registro Internazionale. Sono infatti trascorsi già venti anni da quando il D.L. n. 457 del 30.12.1997 fu convertito in legge del 27.2.1998 n.30. Non credo che il sottoscritto sia la persona più indicata per farne la "commemorazione" ma di certo ritengo doveroso ricordare, dalla mia posizione di osservatore "esterno" ma da sempre "interessato", quanto la citata legge abbia inciso e continua ad incidere sulle sorti, sul prestigio e sulla competitività della nostra Marina Mercantile.

 

Ricordo che fummo gli ultimi, come è nostro costume, a recepire le direttive europee volte a mettere le marinerie comunitarie nelle condizioni di contrastare la soverchiante concorrenza delle "bandiere ombra"e, allo stesso tempo, garantire dei ragionevoli livelli di occupazione. Fummo gli ultimi, è vero, ma, nel redigere la citata legge, mettemmo a frutto tutta l'esperienza nel frattempo acquisita anche dalle marinerie che ci avevano preceduto. Oggi, dopo 20 anni e con la successiva istituzione della Tonnage tax (23.06.2005), la nostra flotta mercantile, ha vinto quella epocale emorragia di naviglio che, negli anni ‘80-‘90 aveva visto calare il nostro tonnellaggio ai livelli più bassi della sua storia, con l'emigrazione di tanti armatori verso lidi più"allettanti".

 

Oggi, nonostante l'alternarsi delle varie crisi dovute sia a fenomeni ciclici che a comportamenti "poco accorti" degli operatori, la Flotta Mercantile Italiana è diventata una delle più importanti a livello mondiale, raggiungendo il terzo posto nella graduatoria dei paesi del G20. Tale successo è la conseguenza di una accorta politica armatoriale ed è per questo che "è fondamentale che non vengano in alcun modo modificati i pilastri su cui poggia la competitività della flotta italiana che ha consentito, anche nei "pesanti" periodi di crisi, di continuare ad investire, creare occupazione, formare giovani per le carriere di mare e di terra" (cfr. E. Grimaldi).

Immagine in alto: © Nicola Capuzzo