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22 maggio 2019, Aggiornato alle 13,57
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Infrastrutture

Salerno, Ambiente autorizza dragaggi. Ma c'è un intoppo

Il decreto ha stabilito due tronconi nei primi tre mesi del 2019 e 2020 ma analisi scientifiche raccomandano sei mesi consecutivi iniziando prima. Gallozzi (Assotutela): "Ora facciamo presto"

Il porto di Salerno

di Paolo Bosso

«Dopo un infinito percorso ad ostacoli e l'adempimento di mille prescrizioni, il ministero dell'Ambiente ha emanato il decreto che autorizza le operazioni di escavo del porto di Salerno». Così il presidente di Assotutela, Agostino Gallozzi - nonché presidente del gruppo logistico Gallozzi - saluta l'ultimo atto che mancava per avviare i dragaggi (3 milioni di metri cubi). Ma c'è un intoppo.

Il dicastero ha autorizzato l'escavo in due blocchi: primi tre mesi del 2019 e primi tre mesi del 2020. Una decisione poco razionale che andrebbe al più presto corretta. Come spiega il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale, Pietro Spirito: «A fine settembre abbiamo ottenuto la Valutazione d'impatto ambientale dal ministero dell'Ambiente ma c'è un intoppo: l'autorizzazione consente i lavori nei primi tre mesi del 2019 e del 2020, mentre le evidenze scientifiche prospettate dall'Istituto Dohrn e approvate dalla Commissione Via indicavano la finestra temporale in un periodo tra novembre e metà aprile. Chiediamo con forza che il decreto sia rivisto rapidamente autorizzando la finestra temporale certificata dagli organismi scientifici». 

«I fondali – dice Gallozzi - potranno essere approfonditi a 14,5 metri, dando un enorme slancio al futuro dello scalo, sia per il comparto cargo che per il comparto crocieristico. Ma, come è noto, il fattore tempo – particolarmente nella economia della competizione globale – è un elemento fondamentale dal quale non si può prescindere. È, pertanto ora assolutamente indispensabile – ribadisce il presidente di Assotutela - che l'escavo inizi, come previsto dallo stesso decreto ministeriale, nel primo trimestre dell'anno 2019. Occorre essere ottimisti e crederci. Si può fare, a patto che tutta la squadra lavori giorno e notte,  motivata e concentrata sull'obiettivo. Le grandi compagnie di navigazione guardano allo scacchiere internazionale e – in una fase marcata di gigantismo navale – decidono dove andare ed a quale porto affidare le proprie attività. Il rischio è quello di perdere approdi e collegamenti internazionali. Ciò significherebbe – conclude Gallozzi - rendere più debole la nostra economia vocata all'export, mettendo in discussione centinaia di posti di lavoro dentro e fuori il porto».