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Eventi

I nuovi studi sulle tavole amalfitane

Il 16 giugno a Bagnoli la presentazione del libro dell'avvocato marittimista Alfonso Mignone


Giovedi 16 giugno, alle ore 18,00, presso la Sala "Guido Grimaldi" dell'Istituto Tecnico Nautico "Duca degli Abbruzzi" a Bagnoli si parlerà di storia del diritto marittimo con la presentazione del libro dell'avvocato Alfonso Mignone, "Nuovi studi sulla Tabula de Amalpha" (Editore Il Frangente). Nel corso dell'evento ci sarà anche una visita guidata al "museo del mare"  dell'istituto scolastico.
 
«La Tabula de Amalpha rappresenta una pietra miliare nella storia del diritto marittimo e allora valeva come autorevole guida per la regolamentazione dei traffici nel bacino del Mediterraneo, per l'apposizione di clausole applicate ai contratti, nonché per la risoluzione delle controversie marittime nei secoli a venire. La sua importanza storica è da attribuirsi al contributo che essa diede alla formazione di una legislazione marittima uniforme in tutti gli stati rivieraschi, sia cristiani che musulmani», spiega Mignone. Il testo, costituito da 66 capitoli, di cui 21 in latino e 45 in volgare italiano, non può considerarsi un codice nel senso letterale del termine, bensì una raccolta di usi risalenti alla Lex Rhodia e ai Basilici, contenuti nel Digesto di Giustiniano. Tali usi dettavano tutto ciò che riguardava e interessava la navigazione: le controversie, il prezzo dei noli, gli obblighi del capitano e dei marinai, l'indennizzo in caso di perdita della merce, i cambi marittimi, la compartecipazione agli utili, i compensi dei rischi di mare, le avarie, l'armamento, l'abbandono del bastimento e delle merci in caso di pericolo e formava parte integrante dell'ordinamento giuridico dell'antica Repubblica Marinara.

Gli studi di Mignone conducono ad azzardare l'ipotesi di una derivazione medioevale del diritto marittimo di Common Law in quanto non si stabiliscono principi generali o concetti astratti, ma si offrono risposte concrete alla casistica del tempo per soddisfare le immediate esigenze della societas maris, in cui commenda e colonna risultavano gli istituti cardine attraverso i quali veniva organizzata l'impresa di navigazione. Dunque, secondo l'autore, anche il testo amalfitano presenta una più stretta attinenza con i moderni clausolari marittimi, sviluppati su iniziativa degli operatori del settore, piuttosto che con il Codice della Navigazione.
Quello della Tabula, che influenzò anche la redazione di altri statuti marittimi medievali come quello pisano, genovese e catalano, divenne "diritto vivente", applicato nei tribunali e nelle curie durante la successiva dominazione normanna e successivamente anche nel Regno di Napoli. Il testo è menzionato dal giurista procidano Michele De Jorio nella stesura del "Codice marittimo" commissionato da Ferdinando I di Borbone e che non è mai entrato in vigore.