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21 settembre 2020, Aggiornato alle 18,35
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Armatori - Infrastrutture

Genova, Assarmatori chiede norme d'emergenza per ricostruire il Morandi

Un tavolo interministeriale per «bypassare le norme vigenti» e l'area ex Ilva come «polmone delle attività portuali»


Leggi d'emergenza, magari interministeriali con un tavolo che «bypassi le normative vigenti»; misure specifiche per l'autotrasporto; il potenziamento del personale delle istituzioni pubbliche operanti in porto e, infine, un utilizzo dell'area ex Ilva come polmone delle attività portuali. Sono le tre proposte lanciate da Assarmatori per il porto di Genova, per facilitare il traffico e avviare il prima possibile la ricostruzione del ponte Morandi. 
 
«Deve essere chiaro a tutti – avverte il presidente Stefano Messina – che se Genova va in crisi è l'intero sistema Paese a pagarne le conseguenze in termini di competitività del sistema economico nazionale, costi dei prodotti, perdita di efficienza e di gettito fiscale. Per questo chiediamo e auspichiamo un quadro normativo che consenta di abbattere i tempi della burocrazia. Uno stato di emergenza come questo si affronta con metodi di emergenza. Il governo e il paese non si possono permettere il lusso di attendere».
 
Assarmatori chiede «immediata apertura presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di un tavolo interministeriale dotato di poteri straordinari in grado di bypassare le normative vigenti e rendere immediatamente appaltabili i lavori infrastrutturali, in primis il Ponte Morandi».

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Immagine in alto, l'impianto siderurgico di Cornigliano, a Genova. Accanto, l'antica villa Bombrini e l'impianto del gasometro