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30 settembre 2020, Aggiornato alle 20,26
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Coronavirus, le crociere in Asia rischiano di fermarsi

Royal Caribbean cancella 18 partenze. Carnival calcola danni intorno a 60 cent per azione. Il governo italiano rimpatrierà i 35 cittadini italiani a bordo di DIamond Princess

Passeggeri della Diamond Princess in trasferimento

Muoversi agilmente da e verso la Cina è sempre più complicato a causa dell'epidemia di Coronavirus e gli effetti, man mano che il tempo passa e l'emergenza non si placa, iniziano a farsi sentire concretamente su un turismo in forte crescita in Asia, le crociere. I gruppi statunitensi Royal Caribbean e Carnival hanno calcolato che l'ultimo mese di disagi e blocchi alla navigazione peserà sui conti finanziari di quest'anno tra i 55 e i 65 cent per azione. Royal Caribbean ha deciso di cancellare un totale di 18 crociere in partenza dal sud-est asiatico, oltre a modificare l'itinerario di diversi viaggi.

Nell'ultima settimana sono aumentati i divieti o gli obblighi di quarantena per tutte le navi dedicate al turismo. Da cinque giorni i possessori di passaporti cinesi non possono imbarcarsi in otto Stati della zona, ovvero Bahamas, India, Indonesia, Giappone, Malesia, Singapore, Sri Lanka e Vietnam.

Non è esclusa la possibilità che le compagnie del gruppo Royal, così come quelle di Carnival, cancellino tutte le crociere del sud-est asiatico fino ad aprile.

Intanto a bordo della Diamond Princess - nave bloccata in Giappone, nel porto di Yokohama, da circa due settimane dopo che un passeggero di Honk Kong è risultato positivo al Coronavirus – sono saliti a 355 le persone contagiate. Il ministro della salute giapponese ha detto che «finora abbiamo eseguito i test su 1,219 persone. Di queste, 355 sono risultate positive al nuovo coronavirus. Delle 355 persone risultate positive, 73 non mostrano sintomi». Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha detto che l'Italia sta preparando un volo per rimpatriare i 35 cittadini italiani (non contagiati) a bordo della nave. Discorso analogo lo hanno fatto gli Stati Uniti (che ne hanno 400), Hong Kong e il Canada. Per questi ultimi il governo a detto che i contagiati dovranno essere trasferiti in un ospedale giapponese prima di ritornare in patria. L'Australia e il Regno Unito, infine, non hanno ancora chiarito come intendono muoversi verso i propri cittadini.