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14 novembre 2019, Aggiornato alle 17,31
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Confitarma, "La burocrazia ci costa fino a 100 mila euro per nave"

Assemblea dell'associazione degli armatori. Ricca la partecipazione governativa. Il premier Conte: "Digitalizzeremo la pubblica amministrazione"

Conte interviene all'assemblea Confitarma

di Paolo Bosso

Riformare la burocrazia della pubblica amministrazione attraverso una profonda digitalizzazione, che coinvolga indirettamente anche le aziende private. E poi un direttorato del mare, non si sa dove, in quale ministero, nessuno lo specifica. «Intanto noi lo abbiamo fatto», annuncia il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, nel corso dell'assemblea di Confitarma, tenutasi giovedì a Roma, nella sede di Confindustria, con un ricco parterre governativo. «Dal primo gennaio - precisa - abbiamo istituito al ministero una direzione del mare, pochi lo sanno».

«Anche se non dovesse diventare un ministero del mare ma permetterebbe di accentrare le funzioni, va bene. Noi chiediamo un interlocutore che concentri i diversi dicasteri a cui ci dobbiamo rivolgere. Siamo molto contenti di avere una regia governativa di questi tipo», ha commentato il presidente di Confitarma, Mario Mattioli.

Oltre a Mattioli, all'assemblea sono intervenuti, tra gli altri, anche la ministra dei Trasporti Paola De Micheli; il ministro Costa; il sottosegretario al ministero degli Esteri, Manlio Di Stefano; il premier dell'Albania, Edi Rama (che ha parlato della notevole crescita turistica del Paese balcanico), e il premier italiano Giuseppe Conte, che ha chiuso gli interventi.

Una ricca partecipazione governativa, «come mai negli anni passati», ha detto Mattioli. «La priorità - continua - è avere il tricolore a poppa delle navi e coordinare sia un piano fiscale che infrastrutturale. Infine, mantenere le regole europee declinate nel Registro internazionale».

Sono i costi della burocrazia la voce più scomoda del settore, una risorsa sprecata. «Ogni nave italiana sconta tra i 40 e i 100 mila euro l'anno di costi burocratici evitabili rispetto alle concorrenti comunitarie», afferma Mattioli.

«Sono rimasta colpita dalla sottovalutazione, nella comunicazione, dell'economia del mare. Gli stakeholder tendono a coinvolgermi nel trasporto di terra, quando questo settore vale il 2,5 per cento del Pil e centinaia di migliaia di occupati. Bisogna riproporre il Marebonus e il Ferrobonus per ridare competitività al mare», ha detto De Micheli. 

Per il premier Conte la continuità territoriale, la sbrucratizzazione, la decarbonizzazione e un piano per il Mezzogiorno sono tre punti cardine dello shipping italiano. Conte ha parlato di un incentivo alla digitalizzazione del pubblico e del privato. «La pubblica amministrazione - ha detto - si deve impegnare in una modifica generale. Infine, bisogna intervenire con un piano nelle aree meno sviluppate, un piano di rilancio del Mezzogiorno da cui ne beneficeremmo tutti».

In vent'anni, secondo i dati Confitarma, l'occupazione marittima italiana e comunitaria è cresciuta del 140 per cento. Ricordando i recenti dati Cnel-Inps, sono 33 mila i lavoratori italiani e comunicati con il CCNL Confitarma, più 3 mila Fedarlinea. Di questi 36 mila, 8 mila sono di terra, per un totale - includendo le rotazioni - di 38 mila unità. Ma gli armatori devono vedersela con una recente circolare Inps che applica l'incremento al contributo addizionale della NASpl sui rinnovi del contratto a tempo determinato. Un'applicazione che «altera gli equilibri e ha un impatto estremamente negativo sull'occupazione», secondo Mattioli.

Inoltre, erano presenti anche: il presidente di Anas Claudio Gemme; il presidente del Cnel, Tiziano Treu, l'ex ministro del governo Renzi, Maria Elena Boschi, i vertici di Marina Militare e Capitanerie, delle Autorità di sistema portuale, associazioni di categoria, Università e analisti.