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24 settembre 2020, Aggiornato alle 20,12
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Infrastrutture - Logistica

Confetra, "Dall'Europa ci aspettiamo armonici investimenti cinesi"

Nuovo paper sulla "belt and road initiative", o "one belt one road", o "via della seta". In altre parole gli immensi investimenti logistici cinesi


1,400 miliardi di dollari investiti e 80 Paesi coinvolti. Sono gli ultimi numeri della belt and road initiative (o one belt one road o via della seta), l'enorme impegno politico-economico della Cina per sviluppare l'asse logistico marittimo e terrestre tra Asia ed Europa. Numeri che vengono dal position paper scritto da Confetra, "Belt and Road Initiative", messo a punto insieme al centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno del Banco di Napoli. 

 Il paper Belt and Road Initiative 

La belt è «una grande opportunità potenziale non priva, tuttavia, di rischi da conoscere e gestire. La portata di tale sfida chiama in causa l'Europa, intesa non solo quale grande mercato unico, ma come casa comune di visione, strategie globali», commenta Nereo Marcucci, presidente di Confetra. Il documento concentra l'attenzione su due ambiti principali, quello infrastrutturale e quello che si richiama alle "condotte" industriali degli operatori della logistica.
 
Infrastrutture 
Si ribadisce la priorità delle Reti TEN-T e del loro completamento in tempi certi, senza che le stesse vengano ri-programmate, se non peggio sbilanciate, verso completamenti parziali. «Soprattutto da evitare la realizzazione di nuova offerta laddove non necessario o concordato», sottolinea Confetra. Senza tali presupposti verrebbe meno, infatti, dice il documento, gli accordi tra stati e operatori di mercato, «cioè la base di programmazione e condivisione che rende sostenibili gli investimenti privati in atto o già pianificati». 

Condotta industriale
I nuovi e vecchi investitori sono attivi anche attraverso processi di fusione e acquisizione e soggetti quindi, nel settore logistico come in qualunque altro, a posizioni dominanti e oligopoliste. «L'economia italiana – commenta il vicepresidente di Confetra, Marco Conforti, coordinatore dell'osservatorio – è fortemente coinvolta nel sistema delle catene globali del valore e pertanto molto esposta alla concorrenza internazionale.  Le nostre imprese non devono guardare soltanto al pur vastissimo mercato cinese, ma cercare ulteriori convenienze anche nelle relazioni con altri Paesi toccati dalla Belt and Road Initiative, a partire da quelli Mediterranei della Sponda Sud. Tutto questo senza dimenticare che il solo modo per cogliere appieno le opportunità dalla BRI deriva dal saper creare valore relazionale tra le imprese e il sistema infrastrutturale, facendo leva sull'internazionalizzazione, sullo sviluppo dell'intermodalità, sulle nuove tecnologie, sui rapporti con il mondo accademico e della ricerca. Ciò vale in Italia come nei rapporti tra Italia e Unione Europea».

Secondo Confetra l'Europa deve porre a Pechino la centralità di alcuni temi: reciprocità nei diritti economici, rispetto del quadro normativo Comunitario in termini di sostenibilità ambientale degli investimenti, trasparenza, tutela delle regole del lavoro, bilateralismo nelle scelte.

Infine, a proposito dell'industria logistica europea, Confetra ritiene necessario che gli investimenti esteri, soprattutto quelli cinesi, siano caratterizzati da principi di proporzionalità e omogeneità all'interno dell'Europa. Di qui la necessità di una progressiva armonizzazione delle normative di regolazione e di valutazione sugli impatti degli investimenti extracomunitari all'interno degli Stati membri: è tema che riguarda aspetti assai delicati di sicurezza nazionale circa gli asset strategici e di garanzie circa un utilizzo non discriminatorio delle "infrastrutture critiche".

Anche l'Italia dovrebbe impegnarsi a rivedere norme e amministazione pubblica che regola la logistica, definendo una visione organica delle priorità. «Si pensi – evidenzia Confetra - alla strategicità della difesa della "Rotta Sud" che non ha solo nell'evidenza geografica la sua convenienza ma deve essere confermata e difesa come priorità geoeconomica del nostro Paese».