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14 ottobre 2026, Aggiornato alle 15,30

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Armatori - Eventi

Competitività del sistema logistico europeo: a Lugano nona edizione di "Un mare di Svizzera"

Le scelte comunitarie improntate alla sostenibilità tra gli argomenti dibattuti nel corso della manifestazione elvetica


Per essere competitiva, l'Europa si deve svegliare. Deve investire su sistemi logistici con scelte infrastrutturali coordinate e condivide dall'industria manufatturiera. Di questi sistemi, che coinvolgono gestori autostradali, aziende ferroviarie, retroporti, magazzini merce, centri logistici, i porti sono la punta di diamante, ma da soli fanno poca strada.

E ciò accade – come ha affermato il viceministro Edoardo Rixi – in un momento di grande trasformazione e crescita (ben superiore a quella del PIL italiano) dei mercati mondiali che orienta la logistica verso il Sud Africa, Sud-est asiatico, Sud America. E Fabio Regazzi, membro del Consiglio degli Stati della Confederazione Elvetica, ha evidenziato le criticità, strutturali e ideologiche. Criticità che vanno azzerate se si vuole difendere la competitività del sistema economico europeo.

Il messaggio è arrivato dal presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale (che comprende Genova e Savona), Matteo Paroli, in apertura della nona edizione di "Un mare di Svizzera", il forum internazionale che vanta ormai una presenza consolidata a Lugano, che ha comunicato un'inversione del trend negativo nei traffici (container ma anche di energia), annunciando grandi aspettative legate a un intero sistema logistico su cui peserà non solo l'entrata in servizio della nuova diga di Genova, ma anche i massicci investimenti (in primis il Terzo Valico che entrerà in servizio nel 2028 .

E dagli operatori (Gruppo Messina, Hapag-Lloyd e Cma-Cgm) è arrivata una forte attestazione di fiducia. Alla precisa domanda: il sistema portuale di Genova potrà raggiungere il traguardo dei 5 milioni di teu, la risposta di Juan Pablo Richards, Senior Managing Director Sud Europa di Hapag-Lloyd, è stata netta: sì.

Ma tutto dipenderà dalla capacità di attivare un sistema logistico complessivo che – come sottolineato dal èresidente di Slala, Cesare Rossini – dovrà superare il concetto di rottura di carico e fare un salto culturale pensando ai retroporti (in primis Rivalta e Alessandria) come un prolungamento del porto.

Organizzato da LILF, Lugano International Logistics Forum, "Un mare di Svizzera 9" ha affrontato nella sua prima sessione, il tema di una doppia crisi, i cui esiti saranno tutti da scrivere nei prossimi mesi. Da un lato, una crisi del sistema logistico nord europeo, in particolare tedesco (il caso della ridotta navigabilità del Reno e del mancato collegamento delle ferrovie tedesche con AlpTransit); dall'altro il potenziale recupero di centralità del Mediterraneo e dei suoi porti (Genova da tempo lancia questo suo messaggio alla Svizzera), centralità condizionata dalla situazione geopolitica in Medio Oriente. E a Nord? Il presidente della Camera di Commercio ticinese, Andrea Gehri, ha enunciato quali sono le necessità del cliente svizzero che rifiuta il ruolo di terra di transito.

Green Deal: il grande fallimento della politica comunitaria
Green Deal europeo. Inspiegabile specie alla luce dei danni economici e produttivi che ha provocato? No. Per Tito Tettamanti, storico fondatore del Gruppo Fidinam, la risposta è ben più semplice di quanto si pensi: all'origine del Green Deal è un puro patteggiamento politico che ha consentito a Ursula von der Leyen, di ottenere gli indispensabili voti degli ambientalisti, per diventare presidente della Commissione europea.

E sull'altare degli interessi politici – secondo Tettamanti – si è optato per strategie politiche improntate a utopie, ideologia, presunzione (non è certo l'Europa con la sua incidenza del 6% sull'inquinamento globale a poter risolvere il tema del riscaldamento globale) e la colpevolizzazione generalizzata degli operatori "chiamati a dimostrare con un paradosso di inversione dei termini del dibattito".

E alla presa di posizione di Tettamanti hanno fatto eco Stefano Messina, presidente di Assarmatori, pesantemente critico sull'applicazione della tassa europea ETS sulle emissioni, e Carlo Stagnaro, direttore Ricerche e Studi dell'Istituto Bruno Leoni, che ha evidenziato una volta di più il paradosso delle regolamentazioni unilaterali definendo il Green Deal il grande fallimento dell'Europa.