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Porto di Napoli
18 dicembre 2018, Aggiornato alle 16,30
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Addio a Venezia. Costa: "Un bilancio estremamente positivo"

Nella conferenza stampa di fine mandato, il presidente uscente dell'Autorità portuale ha ripercorso le principali tappe della sua gestione, guardando al futuro dello scalo adriatico  


"Otto anni fa nessuno ci prendeva in considerazione, oggi siamo uno scalo di primo in Europa". E' un bilancio estremamente positivo quello che ha presentato Paolo Costa, presidente uscente dell'Autorità portuale di Venezia, nella conferenza stampa di fine mandato. Nonostante la difficile fase di recessione economica globale, ha sottolineato Costa, "il porto di Venezia con i suoi tre scali è riuscito a passare da un porto che nel 2008 nessuno conosceva a Roma e a Bruxelles ad un porto di primo piano a livello nazionale e inserito nel 2013 nella rete dei porti prioritari europei ed in questi giorni uno dei nodi primari dei traffici commerciali fra Europa e Cina distinguendosi anche in alcuni settori che hanno registrato sensibili tassi di crescita".


Punti deboli e punti forti
Sulla gestione degli otto anni, Costa ha spiegato: "abbiamo approfittato della crisi, cercando di capire i punti deboli e quali i punti forti su cui puntare una volta che la crisi sarà finita. Ad esempio, a Porto Marghera abbiamo cercato di reinventare queste aree per riposizionarci su settori competitivi. Tutto questo lo abbiamo fatto risolvendo i due nodi della difficoltà di ingresso delle navi e della difficoltà di uscita delle merci, impiegando risorse ingenti con investimenti anticiclici". "Oggi - ha sottolineato - abbiamo un sistema efficiente, in cui, ad esempio, anche se nessuno lo sottolinea a livello governativo, nel 2016 abbiamo visto uscire tanti treni quasi quanti Trieste, ma con un +46% e ulteriori capacità di crescita".

I dossier aperti
Tra i dossier aperti, il terminal offshore Voops (riguardo al quale "Venezia, Trieste e Capodistria devono ragionare insieme, nell'ottica delle potenzialità dell'Alto Adriatico"), la soluzione del passaggio delle crociere in Bacino San Marco ("il decreto Clini Passera sta per compiere cinque anni: in uno Stato di diritto, si applicano le leggi, mentre qui non si tiene conto che si dice che è l'Autorità portuale a dover individuare l'alternativa. E l'idea che non si può scavare in laguna è una delle più grosse fesserie"), ma anche il tema del mercato ro-ro con la Turchia (che prevede un privilegio per Trieste in base ad un decreto ministeriale del 1980) e quello della conca di navigazione.


Il percorso virtuoso
"Il porto di Venezia - ha concluso Costa - ha saputo in questi anni non solo reggere alla crisi economica mondiale e alle difficoltà produttive e manifatturiere del proprio mercato domestico e dei mercati contendibili, ma ha anche recuperato un ruolo primario, che sembrava smarrito, a livello nazionale e europeo investendo in prospettiva anti-ciclica e avviando un percorso virtuoso per dare corpo ad una nuova alleanza fra porto, logistica e industria".