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08 settembre 2026, Aggiornato alle 13,03

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Solo il 5% delle navi Ue demolite in Europa: lo studio

Gli armatori continuano a servirsi prevalentemente dei precari impianti di India, Pakistan e Bangladesh, come denunciano le ong Shipbreaking Platform e Transport & Environment (T&E)


La stragrande maggioranza delle navi di proprietà o battenti bandiere dell'Unione Europea viene demolita in Asia. E i cantieri del vecchio continente? A loro rimane da riciclare solo il 5 per cento del tonnellaggio complessivo. Lo rivela il nuovo studio pubblicato dalle ong Shipbreaking Platform e Transport & Environment (T&E), che denuncia come quasi tutte le vecchie navi europee vengano demolite in condizioni precarie (sia dal punto di vista ambientale che delle condizioni dei lavoratori) in India, Pakistan e Bangladesh mentre gli impianti di riciclaggio navale situati nell'Unione operano al di sotto della loro capacità che sarebbe ampiamente sufficiente per soddisfare il fabbisogno di demolizione navale continentale.

Il cambio di bandiera è il meccanismo che rende tutto questo legale. Il Regolamento Ue sul riciclaggio navale vincola le navi che battono bandiera di uno Stato membro a smantellarle in uno Stato dell'Unione europea. Ma un armatore che cambia bandiera poco prima dell'ultimo viaggio può sottrarsi a quest'obbligo. Tra il 2019 e il 2025 sono state 102 le navi che hanno cambiato bandiera Ue poco prima di essere smantellate.

Il documento spiega che tra il 2019 e il 2025 sono state smantellate in tutto il mondo 706 navi battenti bandiera o di proprietà Ue e che solo il 22% di queste unità navali è stato riciclato in impianti situati nell'Ue, pari appunto ad appena il 5% del tonnellaggio totale. Quasi la metà è finita sulle spiagge di India, Bangladesh e Pakistan, dove si concentra il 66% del tonnellaggio. Le navi rimanenti sono state demolite prevalentemente in Turchia.

Lo studio di settore analizza in particolare il 2020, l'anno con il maggior numero di navi smantellate a livello mondiale. Gli impianti dell'Ue avevano una capacità di riciclaggio complessiva pari 2,10 milioni di tonnellate di dislocamento a vuoto, mentre il totale delle navi di proprietà dell'Ue smantellate quell'anno ammontava a circa 1,4 milioni di dislocamento a vuoto. Ma quelle unità a fine vita sono invece state riciclate per tre quarti in Asia.

L'Ue dispone attualmente di 30 cantieri con una capacità combinata di circa 1,3 milioni di tonnellate di dislocamento a vuoto. Almeno 6-8 cantieri europei sono in grado di riciclare navi fino a 330 metri di lunghezza. La scelta di mandare le navi in Asia è dunque una scelta commerciale, non una necessità fisica.

Fino al 95% del peso di una nave può essere riciclato come acciaio di alta qualità. Nei prossimi dieci anni circa 12.000 navi di proprietà europea raggiungeranno la fine della vita operativa, con un potenziale di 12 milioni di tonnellate di acciaio annue. Come sottolinea Benedetta Mantoan della Shipbreaking Platform: «La produzione di acciaio secondario tramite forni ad arco elettrico che utilizzano rottami riciclati è uno dei percorsi più efficaci per decarbonizzare il settore. Esternalizzando i propri rottami pregiati, l'UE priva la propria transizione verso l'acciaio verde delle materie prime necessarie».

A luglio la Commissione Europea ha annunciato l'intenzione di aggiungere i primi cantieri indiani con tecnica del beaching alla lista approvata Ue. Per Shipbreaking Platform e T&E questo renderebbe più facile smaltire le navi all'estero, penalizzando i cantieri europei responsabili e premiando pratiche che negli Stati membri non sarebbero mai autorizzate.

Il beaching — la tecnica prevalente in Asia — consiste nell'arenare deliberatamente la nave su una spiaggia di marea, smontarla a mano e lasciare che le sostanze pericolose (amianto, metalli pesanti, oli residui) si disperdano in mare con le correnti. Una pratica vietata in Europa, che la Commissione Ue si appresta a sdoganare indirettamente inserendo questi  cantieri che la praticano nella lista autorizzata.