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15 aprile 2026, Aggiornato alle 09,03
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Sicurezza mediterranea, la Guardia Costiera ha riunito gli esperti a Napoli

Le attività dell'European Maritime Safety Agency (EMSA) illustrate nella sede del Reale Yacht Club Canottieri Savoia

(Ph: EMSA)

Si è tenuta a Napoli presso la sede del Reale Yacht Club Canottieri Savoia la 22esima riunione del Mediterranean Expert Working Group organizzata dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera unitamente alla Direzione Marittima di Napoli. A seguito del disastro ambientale avutosi nel dicembre 1999 lungo le coste della Britannia (Francia) a causa dell'affondamento della petroliera Erika battente bandiera maltese, l'Unione europea varò più pacchetti normativi, denominati appunto Erika's Package, prevendo, tra l'altro, la costituzione di una Agenzia comunitaria per la sicurezza marittima, l'European Maritime Safety Agency (EMSA) con sede in Lisbona, e l'implementazione – con la direttiva 2002/59 del 27 giugno 2002 del Parlamento europeo e del Consiglio – di un complesso sistema di monitoraggio del traffico marittimo (il Vessel Traffic Monitoring and Information System – VTMIS) attraverso il quale acquisire lo scenario marittimo negli spazi di interesse dell'Unione europea.

Secondo la direttiva, recepita nell'ordinamento italiano con il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 196 che individua nel Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera l'Amministrazione responsabile della sua implementazione, il VTMIS ha i seguenti scopi:
-  migliorare la sicurezza ed efficienza del traffico marittimo;
-  migliorare la risposta delle autorità in caso di incidente o in presenza di situazioni potenzialmente pericolose in mare, comprese le operazioni di ricerca e soccorso;
-  migliorare la prevenzione e l'individuazione dell'inquinamento causato da navi.

Le informazioni acquisite attraverso i VTMIS degli Stati membri dell'Unione europea vengono scambiate attraverso una rete, denominata SafeSeaNet, realizzata e gestita dall'EMSA. Nell'ambito di questa rete, nel 2006, gli Stati mediterranei dell'Unione europea unitamente alla stessa EMSA, hanno convenuto di affidare al Comando Generale la realizzazione e la gestione di un sistema regionale che provvedesse a raccogliere le informazioni da parte dei singoli partecipanti, a ridistribuirle e ad inviarle all'EMSA per gli scopi di SafeSeaNet.

Nel tempo, anche grazie alla spinta propulsiva e ai finanziamenti dell'Unione europea, la partecipazione al sistema regionale si è allargata anche ad altri Stati, in particolare ai Paesi della sponda sud del Mediterraneo (Progetto Safemed), ai Paesi del Mar Nero e del Mar Caspio (Progetto Black and Caspian Sea) ed ai Paesi candidati ad entrare in Unione Europea la cui integrazione è finanziata attraverso gli Instrument for Pre-Accession Assistance.

Il sistema regionale per lo scambio di informazioni sul traffico marittimo realizzato e gestito dalla Guardia Costiera italiana, dopo i primi anni di funzionamento ha assunto la denominazione di MARE(S) (Mediterranean AIS Regional Exchange System), dove la S è indicata con la lettera greca che nel linguaggio matematico significa somma ad indicare come il sistema regionale altro non è che la somma dei contributi dei singoli 20 Stati attualmente partecipanti.

Nel corso della riunione, co-presieduta dal direttore marittimo della Guardia Costiera napoletana, l'Ammiraglio Ispettore Giuseppe Aulicino, e dal responsabile della Maritime Digital Unit dell'European Maritime Safety Agency, il greco Lazaros Aichmalotidis, ed a cui hanno partecipato rappresentanti provenienti da 14 Paesi, sono stati analizzati i risultati conseguiti nel 2025, le eventuali problematiche incontrate, le prospettive future. A questi si sono uniti anche due rappresentanti della Norwegian Coastal Administration, autorità norvegese che si occupa della gestione di analoghi sistemi per il nord Europa. Notevoli i numeri delle informazioni gestite da MARE(S), peraltro frutto di tecnologia tutta italiana:
-  88 miliardi e 650 milioni (5,4 miliardi delle quali fornite dalla Guardia Costiera italiana, ivi incluse quelle acquisite alle proprie unità navali);
-  3 miliardi e 850 milioni di informazioni riversate alla rete comunitaria SafeSeaNet.