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06 giugno 2026, Aggiornato alle 17,51
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Riforma della portualità, Mattarella firma il disegno di legge

Nella nuova versione del testo viene notevolmente ridimensionato il capitale sociale di "Porti d'Italia", il futuro organismo di direzione e coordinamento: da 500 milioni si scende a soli 10 milioni

Sergio Mattarella

Notificando una sostanziale riduzione del capitale sociale previsto della futura Porti d'Italia spa, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il disegno di legge del 6 maggio 2026, approvato dal Consiglio dei Ministri poco prima di Natale, relativo al riordino della legge 84/1994 sulla governance portuale e sul rilancio degli investimenti nelle infrastrutture marittime strategiche.

La firma del Capo dello Stato arriva dopo il via libera tecnico-contabile della Ragioneria Generale dello Stato e consente ora al provvedimento di approdare alla Camera dei Deputati per l'avvio dell'iter parlamentare. Il testo, tuttavia, è stato sensibilmente modificato rispetto alla versione approvata dal Consiglio dei Ministri il 22 dicembre 2025, soprattutto sul nodo più discusso della riforma: la creazione della società pubblica Porti d'Italia spa.

Nella formulazione originaria, la società avrebbe dovuto nascere con un capitale iniziale di 500 milioni di euro e con il compito di fungere da cabina di regia finanziaria e industriale del sistema portuale nazionale, coordinando investimenti, partecipazioni e sviluppo infrastrutturale delle Autorità di Sistema Portuale. La nuova versione del disegno di legge riduce invece il capitale sociale a soli 10 milioni di euro, ridimensionando notevolmente la portata inizialmente immaginata per la newco.

Il ridimensionamento finanziario modifica di conseguenza anche il meccanismo di alimentazione della società, che nella versione originaria prevedeva un contributo derivante da prelievi sulle entrate delle Autorità di Sistema Portuale. Un punto che aveva suscitato perplessità e critiche nel cluster marittimo-portuale e tra diverse AdSP, preoccupate per un possibile drenaggio di risorse destinate agli investimenti locali e all'operatività degli scali.

Secondo le indiscrezioni circolate negli ultimi mesi, il ridimensionamento della Porti d'Italia spa sarebbe il risultato di una mediazione politica e tecnica maturata dopo le osservazioni avanzate sia dal Ministero dell'Economia sia da alcuni operatori del settore, che avevano espresso dubbi sulla sostenibilità e sull'effettiva utilità di una holding centrale dotata di ampie funzioni operative e finanziarie.

Resta comunque confermato l'impianto generale della riforma, che punta a rivedere la governance del sistema portuale italiano a quasi dieci anni dalla riforma Delrio del 2016, introducendo maggiore coordinamento strategico tra gli scali, semplificazioni amministrative e nuovi strumenti per accelerare gli investimenti infrastrutturali.

Tra gli obiettivi indicati dal governo figurano: il rafforzamento della competitività del sistema portuale nazionale; una maggiore integrazione tra porti, retroporti e logistica terrestre; il coordinamento con i corridoi europei TEN-T; l'accelerazione delle opere considerate strategiche; la digitalizzazione dei processi e delle procedure autorizzative.

Il provvedimento si inserisce inoltre in una fase particolarmente delicata per la portualità italiana, impegnata a confrontarsi con la crescente competizione dei porti del Nord Europa e del Mediterraneo, con la riorganizzazione delle rotte globali e con le ricadute geopolitiche sui traffici marittimi internazionali.

Nonostante la firma presidenziale e il via libera della Ragioneria, la costituzione effettiva di Porti d'Italia spa appare comunque destinata a richiedere tempi lunghi. Secondo le prime valutazioni, difficilmente la società potrà vedere la luce prima del 2027, anche in considerazione del percorso parlamentare ancora da completare e dei decreti attuativi necessari per definire governance, competenze e modalità operative della nuova struttura.

Tag: porti