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08 settembre 2026, Aggiornato alle 13,03

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Politiche marittime

Rifiuti navali, governo chiarisce criteri e prescrizioni

La direttiva Ue 883 del 2019 è stata applicata negli anni in maniera eterogenea, creando distorsioni e oneri di diverso tipo. Ora le cose potrebbero cambiare


Confitarma ha espresso apprezzamento per i chiarimenti forniti dal ministero dell'Ambiente in merito all'applicazione della Direttiva dell'Unione europea 2019/883 e del relativo decreto di recepimento italiano, il d.lgs. 197/2021, riguardanti gli impianti portuali di raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi. L'intervento del governo dovrebbe, a detta degli armatori, rendere più omogenee regole e prescrizioni sullo smaltimento dei rifiuti navali nei porti, abbattendo così lo smaltimento in mare.

La direttiva del 2019 ha sostituito la precedente disciplina comunitaria con l'obiettivo di ridurre gli scarichi in mare di rifiuti e residui del carico, contribuendo alla tutela dell'ambiente marino e al raggiungimento degli obiettivi dell'economia circolare. Il principio di fondo è quello di incentivare il conferimento dei rifiuti nei porti piuttosto che il loro smaltimento illecito in mare. Per questo la normativa ha introdotto una serie di prescrizioni:

• l'obbligo per tutte le navi di conferire i rifiuti prima di lasciare il porto, salvo specifiche deroghe;
• un sistema di notifica preventiva dei rifiuti presenti a bordo;
• l'obbligo per i porti di dotarsi di adeguati impianti di raccolta;
• piani di raccolta e gestione dei rifiuti predisposti dalle Autorità di Sistema Portuale;
• un nuovo sistema tariffario basato in parte su una tariffa indiretta, che deve coprire almeno i costi relativi ai rifiuti ordinari prodotti dalle navi.

Secondo gli operatori, negli ultimi anni l'applicazione del decreto legislativo 197/2021 è stata caratterizzata da significative difformità tra i vari scali italiani, tra tariffe, calcoli sulle quote indirette, classificazione dei rifiuti, esenzioni e deroghe per alcune categorie di navi e infine sulle procedure amministrative. Le stesse criticità, ricorda Confitarma, sono state oggetto di attenzione anche da parte della Commissione europea, che ha più volte richiamato gli Stati membri a garantire un'applicazione uniforme della direttiva.

Per le compagnie di navigazione la questione non è soltanto ambientale ma anche economica e competitiva. Le differenze interpretative tra un porto e l'altro possono infatti tradursi in maggiori costi, difficoltà di pianificazione, oneri amministrativi e disparità di trattamento tra un porto e l'altro. Per il settore armatoriale la certezza del quadro regolatorio è particolarmente importante in un contesto nel quale le compagnie sono già chiamate a sostenere gli investimenti legati alla decarbonizzazione del trasporto marittimo, all'adeguamento alle normative ETS e FuelEU Maritime e all'adozione di combustibili alternativi.

I rifiuti prodotti dalle navi comprendono rifiuti alimentari, plastiche, oli esausti, acque di sentina, fanghi, rifiuti domestici e assimilati, residui di carico e materiali potenzialmente pericolosi. Una gestione efficiente consente non solo di prevenire l'inquinamento marino ma anche di recuperare e valorizzare parte dei materiali raccolti.

Confitarma auspica ora che le Autorità di Sistema Portuale e le Capitanerie di Porto procedano rapidamente all'adeguamento dei propri provvedimenti amministrativi sulla base delle indicazioni ministeriali così da armonizzare tutto questo sistema di smaltimento dei rifiuti navali nei porti.

In prospettiva, la vicenda assume una rilevanza ancora maggiore perché la Commissione europea sta progressivamente rafforzando l'integrazione tra politiche ambientali, economia circolare e trasporto marittimo, attribuendo ai porti un ruolo sempre più centrale come piattaforme di raccolta, trattamento e valorizzazione dei rifiuti provenienti dalle attività di navigazione.

Tag: ambiente