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13 febbraio 2026, Aggiornato alle 13,32
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Politiche marittime

Port fee in Campania, si torna a discutere dell'indennizzo logistico

Per FITA CNA dovrebbe essere riconosciuta dagli spedizionieri, mentre per questi ultimi è il frutto di un accordo committente-autotrasportatore e non di un'intesa tra le associazioni di categoria


Gli operatori del trasporto campano tornano a discutere della "port fee", il sovrapprezzo applicato - in questo caso specifico - nel trasporto dei container tramite i mezzi pesanti, introdotto dagli autotrasportatori per compensare i maggiori costi derivanti da inefficienze, attese e ingorghi nei porti. «È opportuno ricordare che la port fee è sempre stata concepita come un elemento da definire attraverso accordi diretti tra committenti e singoli autotrasportatori, e non come materia di intese tra associazioni di categoria, soprattutto considerando i profili di legittimità legati a un accordo che prevede incrementi tariffari». Lo chiariscono in una nota le associazioni degli spedizionieri Assospena (Napoli) e Accsea (Campana) e quella degli agenti marittimi campani di Assoagenti.

La questione a cui si riferiscono le tre associazioni è quella relativa a una riunione del 25 gennaio scorso di FITA CNA, associazione di rappresentanza degli autotrasportatori, in cui si è discusso in particolare della «gravissima situazione di congestione degli scali regionali, che continua a generare ritardi sistematici e costi operativi ormai insostenibili per le aziende del settore». Da qui la richiesta di applicare, dal primo gennaio scorso, la cosiddetta "port fee", un extra-costo di circa 70 euro per ogni contenitore movimentato (in/out), già definito e quantificato in diversi accordi di natura privatistica sottoscritti tra vettori e committenti. «Nonostante la legittimità della richiesta - scrive FITA CNA - durante la riunione è emerso con preoccupazione l'atteggiamento di chiusura di una parte della categoria degli spedizionieri. Alcuni operatori rifiutano ancora oggi di riconoscere sia la port fee, sia quanto stabilito dal Decreto-legge 21 maggio 2025, n. 73, norma che disciplina l'indennizzo per i tempi di attesa durante le operazioni di carico e scarico».

È proprio su questo punto che gli spedizionieri e gli agenti marittimi campani ci tengono a precisare che la port fee è legittima chiederla nei rapporti tra committenti e autotrasportatori, ma non è invece legittimo imporla come un sovraccosto strutturale e obbligatorio, come se fosse il frutto di un'intesa associativa tra le categorie.«Riteniamo - spiegano Assospena, Accsea e Assoagenti - non corretto che oggi si diffondano affermazioni secondo cui alcuni spedizionieri non intenderebbero riconoscere la Port Fee. La questione, nei fatti, non si pone: qualora un committente non accettasse la tariffa, l'autotrasportatore sarebbe libero di non effettuare il servizio, come avviene normalmente in qualsiasi rapporto commerciale. Temiamo che tali dichiarazioni rischino di alimentare incomprensioni e di distogliere l'attenzione da aspetti che riguardano il confronto interno alla stessa categoria dell'autotrasporto. È importante affrontare questi temi con trasparenza, evitando di attribuire ad altri responsabilità che non hanno». Le associazioni sottolineano inoltre che la port fee è applicata con questo criterio in tutti gli altri porti italiani.

In conclusione, FITA CNA chiede la ripresa di un confronto con gli spedizionieri e gli agenti marittimi, al fine di scongiurare «nuove ondate di protesta o momenti di tensione sociale che potrebbero sfociare in un nuovo fermo tecnico del settore, come quello già avvenuto lo scorso dicembre». Infine, l'associazione chiede anche un confronto con il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Tirreno Centrale, Eliseo Cuccaro. Sul primo punto, le Assospena, Assoagenti e Accsea condividono l'obiettivo «di garantire continuità operativa, nell'interesse di tutti. Qualora dovessero verificarsi interruzioni, sarà comunque importante che ciascuno si assuma le proprie responsabilità, affinché la comunità portuale e le istituzioni possano comprendere con chiarezza le cause reali delle difficoltà. Per quanto riguarda l'incontro con l'Autorità di Sistema Portuale, le associazioni dell'utenza confermano la propria disponibilità a collaborare pienamente per individuare soluzioni che possano migliorare le condizioni operative degli autotrasportatori nelle aree portuali».