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20 luglio 2026, Aggiornato alle 18,48
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Armatori

Il cold ironing italiano presentato a Londra

Nella capitale britannica si è tenuto un workshop sul tema ospitato dall'Ambasciata d'Italia nel Regno Unito in collaborazione con Aon S.p.A./Aon Re e lo studio legale ADVANT-Nctm


Il cold ironing dei porti italiani fa parlare di sé anche sulle sponde del Tamigi, interessando non solo figure apicali del cluster marittimo internazionale, ma anche diversi rappresentanti di fondi d'investimento attratti dalle modalità e dai possibili risvolti a livello finanziario con cui l'Italia sta procedendo all'elettrificazione delle banchine. È andato infatti in scena a Londra il workshop "Cold ironing, alimentare i porti del futuro", ospitato dall'Ambasciata d'Italia nel Regno Unito in collaborazione con Aon S.p.A./Aon Re e lo studio legale ADVANT-Nctm. In platea, rappresentanti del cluster marittimo, delegati all'Imo di alcuni importanti Paesi marittimi, assicuratori e fondi di investimento specializzati nelle infrastrutture hanno discusso di sviluppo delle attività di shore power, delle sfide legate all'elettrificazione dei porti e nello specifico delle coperture dei rischi associati a queste attività. Particolare attenzione è stata dunque posta alle opportunità di investimento, all'allocazione dei rischi e alle soluzioni assicurative connesse a questa complessa transizione energetica. 

A moderare Giuseppe Spera, Rappresentante Permanente Aggiunto d'Italia presso l'IMO, che ha evidenziato come "l'evoluzione dei porti in hub energetici apra importanti opportunità di investimento, pur richiedendo ingenti capitali e una stretta cooperazione tra autorità portuali, armatori e fornitori di energia sullo sfondo delle iniziative politiche europee e dell'agenda climatica dell'IMO, il successo dell'elettrificazione portuale rappresenta sia una sfida sia un'opportunità strategica. La sua realizzazione dipende dalla combinazione di un solido supporto regolatorio, investimenti di capitale, innovazione tecnologica ed efficace gestione del rischio".

"Una efficace infrastrutturazione deve tenere giocoforza conto degli aspetti legali e assicurativi, anzitutto per evitare rischi legati ai cosiddetti contenziosi climatici. Che cosa accadrebbe infatti se l'armatore, la cui nave è dotata della ‘spina', non potesse rifornirsi di energia da terra per mancanza o malfunzionamento del sistema? Di chi sarebbe la responsabilità? Il quadro regolatorio è ampio e purtroppo non sempre univoco, d'altronde stiamo parlando di una novità, in cui l'Italia ha saputo muoversi con lungimiranza e con un investimento rilevante. Discutere di questi aspetti, e di quelli assicurativi, significa mettere i potenziali investitori in un'ottica di maggiore consapevolezza, aiutando quindi lo sviluppo del sistema-Paese", aggiunge Alberto Rossi di ADVANT-Nctm, anche nella sua veste di segretario generale di Assarmatori.

"Con la diffusione sistematica e concentrata dei sistemi di shore power, assume un'importanza sempre maggiore la gestione dei rischi operativi connessi all'allaccio delle navi alle reti elettriche terrestri ad alta tensione, tra cui malfunzionamenti delle apparecchiature, picchi di tensione e potenziali incendi. Ci siamo occupati di individuare le necessarie integrazioni e gli emendamenti alle coperture di responsabilità oggi disponibili per coprire nuovi potenziali rischi, senza che vi sia il supporto di dati ed esperienze statistiche", afferma Giorgio Moroni di Aon Spa. 

"Ci siamo molto focalizzati sulla ricerca di capacità assicurativa da parte di vari mercati per far fronte alla verosimile richiesta di massimali importanti per le polizze di responsabilità dei concessionari. Il settore assicurativo riveste infatti un ruolo centrale, quello di garantire la compatibilità del nuovo sistema sotto ogni profilo, tutelando tutti gli operatori dalle perdite economiche e consolidando la fiducia nella sicurezza e nell'efficacia del cold ironing", conclude Riccardo Barelli di AON Re.