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11 febbraio 2026, Aggiornato alle 18,16
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Infrastrutture

Il bunkeraggio costa troppo | Lo studio Assocostieri-Nomisma

La burocrazia incide sul 10 per cento del costo. Nei prossimi anni l'Italia rischia di vedersi ridimensionati i volumi e ridotta la competitività intra-mediterranea


Il bunkeraggio marittimo italiano perde terreno nel Mediterraneo e rischia di pagare un prezzo doppio: da un lato la concorrenza degli hub esteri (a partire dalla Spagna), dall'altro un quadro regolatorio e operativo che si traduce in extracosti e minore attrattività per le navi in rifornimento. È uno dei messaggi che emerge dagli studi Assocostieri–Nomisma Energia illustrati in un convegno alla Camera dei Deputati il 27 gennaio scorso dal titolo "La logistica energetica tra sostenibilità e realismo".

Costi: la "burocrazia" può pesare fino al 10% del prezzo finale
Il tema più operativo – e più "portuale" – riguarda i costi di bunkeraggio. Secondo la presentazione, la complessità amministrativa e procedurale italiana genera maggiori costi che "possono arrivare al 10% del prezzo finale del bunkeraggio", incentivando le navi ad approvvigionarsi altrove.

Tra i fattori richiamati: la riduzione della disponibilità legata al numero di raffinerie e alle lavorazioni nazionali, i costi dei servizi e alcuni passaggi burocratici (citati esplicitamente nella presentazione) come la gestione dell'esenzione IVA e vincoli operativi legati alla consegna tramite bettolina.

l "paradosso" del bunker: volumi in calo e sorpasso dei competitor
Nel focus dedicato al bunkeraggio, Nomisma Energia ricostruisce l'andamento dei bunker marittimi tradizionali in Italia (olio combustibile e gasolio) e propone previsioni fino al 2040, delineando un quadro di ridimensionamento dei volumi e di crescente competizione intra-mediterranea. Nello scenario descritto, "l'Italia, tradizionale fornitore", viene indicata come superata dalla Spagna nelle forniture di bunker nel Mediterraneo.

Un dato che, nello studio, viene messo in relazione anche con il traffico marittimo: dalle elaborazioni su IEA ed Eurostat emerge uno squilibrio tra la movimentazione (merci, container, passeggeri) e la domanda di bunker in Italia, a fronte di una situazione "ribaltata" per la Spagna.Transizione: marittimo "piccolo" sulle emissioni UE, ma strategico sul commercio

Nella cornice generale, lo studio ricorda che il trasporto marittimo internazionale incide per circa il 4% delle emissioni totali UE, mentre la quota del commercio movimentata via mare resta cruciale (richiamata come prevalente nei flussi esteri e rilevante anche nell'intra-UE).
Il punto, per Assocostieri e Nomisma Energia, è governare la transizione senza "svuotare" il ruolo industriale e logistico dei porti: un obiettivo che passa dalla capacità italiana di offrire rifornimenti competitivi e – contemporaneamente – infrastrutture e carburanti alternativi.

Il filo rosso dei tre documenti è che la transizione – per essere praticabile – deve poggiare su logistica costiera, infrastrutture e regole che non spingano i traffici a "fare il pieno altrove". Da qui l'insistenza su due fronti: ridurre extracosti e complessità del bunkeraggio tradizionale (nell'immediato) e accelerare l'adozione di combustibili alternativi "pronti" (GNL/bio-GNL, biocarburanti, ecc.) senza incertezze regolatorie che frenino investimenti e domanda.

Tag: ambiente