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22 luglio 2026, Aggiornato alle 15,20
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Armatori - Logistica

Fedespedi Economic Outlook: sotto la lente dazi e trasporto marittimo

Cresce complessivamente l'export dell'Italia negli Stati Uniti, ma le tariffe colpiscono il settore alimentare (-33% per gli oli e grassi) e l'automotive (-21,8%). Crollo dei transiti nello Stretto di Hormuz (-83%)

Alessandro Pitto

I conflitti internazionali e le politiche tariffarie degli Stati Uniti stanno ridisegnando gli equilibri del commercio mondiale, con effetti ormai tangibili sulle rotte e sui costi della logistica. Le tensioni in Medio Oriente hanno provocato un crollo dell'83% dei transiti nello Stretto di Hormuz, mentre i dazi dell'amministrazione Trump iniziano a colpire l'export italiano verso il mercato americano, soprattutto nei comparti alimentare (-33% per oli e grassi) e automotive (-21,8%). A pesare sulle imprese sono soprattutto i costi della logistica, che incidono in media per il 9,9% sui ricavi aziendali e arrivano a superare l'11% per le PMI. È questo il quadro delineato dal 27° Economic Outlook di Fedespedi, l'osservatorio periodico sull'andamento del trasporto merci internazionale della Federazione Nazionale Imprese di Spedizioni Internazionali.

"Lo scenario geopolitico continua a essere il fattore che più condiziona l'economia internazionale – dichiara Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi. Il vero tema oggi non è prevedere la prossima crisi, ma farsi trovare pronti. Dobbiamo passare dal paradigma della previsione a quello della preparazione, lavorando per un vero e proprio 'progetto-Paese'. L'idea che la nostra posizione ci garantisca una rendita come piattaforma logistica 'naturale' è un'illusione: le crisi recenti, come i quasi mille giorni di chiusura del Mar Rosso, dimostrano che le rotte cambiano facilmente e il commercio prosegue su altre vie. La geografia è un vantaggio solo se capitalizzata attraverso infrastrutture fisiche e digitali".

La ventisettesima edizione del report "Fedespedi Economic Outlook" riporta una raccolta dei dati più aggiornati sul contesto macroeconomico mondiale, gli ultimi indicatori sull'import-export italiano, le tendenze nello shipping internazionale.

Shipping
Nel primo trimestre del 2026, il traffico mondiale di container (teu) ha registrato una crescita stimata del +4,4%, trainata in particolare dai volumi del Far East, tra le aree più dinamiche con un incremento dell'8,8%, insieme all'Africa Sub-sahariana (+14,8%) e all'America Latina (+4,4%). Di segno opposto, invece, l'andamento dei porti italiani, che evidenziano una flessione complessiva del -4,6% dei teu movimentati. Risentono del calo in particolare lo scalo di Trieste (-23,6%), impattato dalla riorganizzazione delle alleanze armatoriali, Savona (-14,1%) e Genova (-4,9%), mentre risulta in netta crescita Venezia (+5,8%).

Hormuz e Suez: il peso dei conflitti sullo shipping
Sulle dinamiche marittime pesano in modo decisivo i conflitti internazionali: nel primo trimestre 2026 i transiti nel Canale di Suez sono calati del 47,2%, con un vero e proprio crollo del 68% per le navi portacontainer, e le tensioni in Medio Oriente hanno portato ad una drastica riduzione dei transiti attraverso di Hormuz. Secondo i dati forniti dal sito Strait of Hormuz, infatti, la media attuale è di appena 10 navi al giorno contro le 60 pre-conflitto (-83%). Come primo effetto si è registrato un rallentamento delle operazioni nei porti interni al Golfo, bilanciato dallo sviluppo degli scali esterni lungo le coste della penisola arabica (come Khor Fakkan, Salalah e Jeddah). Al fine di gestire il traffico dei container evitando il transito per Hormuz, i Paesi del Golfo stanno strutturando nuovi corridoi multimodali, trasformando i porti esterni in gateway strategici per poi smistare le merci via terra in tutto il bacino del Golfo Persico.

L'impatto dei dazi Usa
Negli Stati Uniti, l'economia ha segnato una ripresa nel primo trimestre 2026 (+1,6% di PIL rispetto allo stesso periodo del 2025), un segnale di ripresa dopo il modesto +0,5% dell'ultimo trimestre del 2025. Tuttavia, a causa della politica daziaria dell'Amministrazione Trump e dell'aumento dell'energia, l'inflazione sta registrando una ripresa nel corso del 2026, dopo la drastica flessione degli ultimi anni. I dazi stanno mostrando i primi forti effetti sul commercio con l'estero: nel periodo gennaio-aprile 2026 le esportazioni USA sono cresciute notevolmente (+11,3%), anche in virtù di un dollaro debole, e le importazioni scese (-5,4%), riducendo di circa il 50% il deficit commerciale americano, passando da 435 a 222 miliardi di USD. Per quanto riguarda i rapporti Italia-USA, se nel primo trimestre gli Stati Uniti si sono consolidati come nostro principale partner commerciale (18,79 miliardi di euro esportati, +1,3% rispetto all'anno precedente), analizzando i settori emergono discrepanze che dimostrano come la politica daziaria dell'amministrazione Trump stia dispiegando i primi effetti. In particolare, il 55,6% dell'export italiano verso gli Stati Uniti è realizzato dai prodotti appartenenti a quattro aree industriali - farmaceutica, meccanica, mezzi di trasporto e alimentare -, ma tra le aree di prodotto più in difficoltà sono presenti quelle di alcuni prodotti alimentari, come oli e grassi (-33%), carne lavorata (-25%), prodotti da forno (-18%), bevande (-24,2%), e quella degli autoveicoli (-21,8%).

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