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15 luglio 2026, Aggiornato alle 16,10
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Armatori - Eventi

Economia del mare, in Italia vale l'11,4% del Pil

Il dato emerge dal XIV rapporto nazionale presentato a Roma presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, nell'ambito del Blue Forum 2026


Con 253.599 imprese e 1.133.949 di occupati, l'Economia del mare in Italia genera un valore aggiunto diretto pari a 78,9 miliardi di euro, che, se consideriamo il valore attivato nel resto dell'economia, raggiunge i 224,9 miliardi di euro, pari all'11,4% del PIL nazionale. Rispetto all'ultima rilevazione effettuata, cresce il valore aggiunto complessivo di circa 9,6 miliardi di euro. E cresce il valore aggiunto diretto con un +3,8%, a fronte del +2,1% dell'economia nazionale, che in termini assoluti è pari a un incremento annuo di quasi 2,9 miliardi di euro. Crescono, inoltre, gli addetti, con un aumento occupazionale del +4,2%, un valore quasi triplo rispetto alla crescita registrata complessivamente nell'economia italiana. Il moltiplicatore di quest'anno resta stabile a 1,8. Ossia per ogni euro speso nei settori direttamente afferenti alla filiera mare se ne attivano altri 1,8 nel resto dell'economia.

È quanto emerge dal XIV Rapporto Nazionale sull'Economia del Mare a cura di Osservatorio Nazionale sull'Economia del Mare OsserMare, Centro Studi Tagliacarne - Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network, presentato a Roma presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, nell'ambito del Blue Forum 2026.

Come ogni anno, la quattordicesima edizione del Rapporto, punto di riferimento nazionale ed europeo nella definizione del valore della Blue Economy italiana, ha messo sotto la lente di ingrandimento i diversi settori che compongono la forza produttiva "blu": le filiere dell'ittica e della cantieristica, i servizi di alloggio e ristorazione, le attività sportive e ricreative, l'industria delle estrazioni marine, la movimentazione di merci e passeggeri via mare, la ricerca, regolamentazione e tutela ambientale. 

IL XIV RAPPORTO NAZIONALE SULL'ECONOMIA DEL MARE 2026 IN PILLOLE
Imprese giovanili, femminili e straniere
Le imprese giovanili in Italia sono 20.914 pari all'8,2% dell'economia blu, le imprese femminili sono 56.811 al 22,4% e le imprese straniere sono 19.982 al 7,9%. 

La top 6 per incidenza del valore aggiunto dell'Economia del mare sul totale dell'economia territoriale
A livello regionale: Liguria (14,4%), Sardegna (7,5%), Friuli-Venezia Giulia (7,3%), Campania (7,1%), Sicilia (7,0%), Lazio (6,8%). A livello provinciale: Trieste (21,4%), Livorno (19,4%), La Spezia (17,1%), Genova (16,2%), Rimini (12,7%), Venezia (12,3%).

La geografia della Blue Economy italiana
Il Mezzogiorno si conferma l'area con il maggiore peso nel "Sistema mare", assorbendo il 34,2% del valore aggiunto e il 39,9% dell'occupazione dell'intera economia del mare nazionale. Anche il Centro ha un peso sostenuto. L'area genera il 30,2% del valore aggiunto e il 29,7% dell'occupazione della Blue Economy in Italia. Si osservano incidenze più contenute per il Nord. Più nel dettaglio, il Nord-Ovest partecipa per il 18,3% al valore aggiunto blu del Paese e per il 14,4% all'occupazione. Considerazioni analoghe si rilevano per il Nord-Est, che segna incidenze pari al 17,3% sul valore aggiunto e al 16,0% sull'occupazione del "Sistema mare".

Popolazione residente nei comuni costieri e litoranei
La popolazione residente al 31 Dicembre 2025 nei comuni nelle zone costiere è pari a 20.124.392 e nei comuni litoranei 16.566.358.

Capitale umano e le competenze nelle imprese dell'economia del mare tra transizione green e digitale
Per quanto tutt'altro che immune dal problema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, i dati della rilevazione rivelano una maggiore resilienza del "Sistema mare", con il 65,9% delle imprese blu che segnala difficoltà nel reperire figure con competenze adeguate, a fronte del 68,4% riscontrato per il totale economia. Questo differenziale, pur contenuto, assume maggior rilievo se si considera la natura delle competenze coinvolte. Le imprese dell'economia del mare risultano meno esposte alla carenza di skill strategiche per la transizione – green, STEM e digitali -, riducendo così il rischio di rallentamenti nei processi di trasformazione. Più nel dettaglio, le competenze green risultano difficili da reperire solo per il 2,2% delle imprese blu, contro il 6,4% riferito al totale economia. Quote che salgono, rispettivamente, al 2,6% e all'8,9% per le competenze STEM (competenze scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche). Le criticità aumentano per le competenze digitali-informatiche, essenziali per governare l'innovazione tecnologica: si attesta al 9,5% la quota di impresa blu che dichiara delle difficoltà, un valore che resta comunque inferiore al 12,6% registrato per il totale economia.

Il nodo del mismatch è particolarmente evidente nel reperimento di competenze tecniche specifiche del business aziendale. Tuttavia, con un dato del 43,1%, il tessuto imprenditoriale blu appare meno in affanno rispetto all'intero sistema produttivo nazionale, per cui la difficoltà di reperimento sale al 47,5%.

Gli unici ambiti in cui le imprese blu non presentano un vantaggio rispetto al totale economia sono le competenze amministrativo-contabili (8,6% contro 7,3%) e le soft skill, come la capacità di gestire i rapporti interpersonali e il problem solving (12,5% contro 12,1%).
 

Tag: economia