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11 agosto 2026, Aggiornato alle 15,43

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Demolizioni e spiaggiamento: Ue propone due impianti indiani. Shipbreaking Platform denuncia

Avviata una consultazione pubblica per aggiornare l'elenco dei cantieri ritenuti idonei da Bruxelles


L'organizzazione non governativa Shipbreaking Platform segnala con preoccupazione che la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica sulla sua proposta di 16° aggiornamento dell'elenco Ue degli impianti di riciclaggio navale nella quale si propone di includere due cantieri indiani di spiaggiamento: Shree Ram e YSI Recyclers, situati nella regione di Alang-Sosiya.

L'obiettivo del Regolamento Ue sullo smantellamento delle navi è quello di garantire un riciclaggio sicuro e rispettoso dell'ambiente. Se però la metodologia di valutazione della Commissione consente l'approvazione di impianti che rappresentano un grave rischio per gli ecosistemi costieri, i lavoratori e le comunità circostanti – scrive la Piattaforma che si batte per l'ambiente e i diritti umani – è evidente che gli obiettivi del Regolamento non vengono raggiunti. 

Lo smantellamento delle navi sulla spiaggia, il metodo dominante nell'Asia meridionale, non è consentito nell'Ue. Questo metodo prevede lo smantellamento delle navi direttamente sulle distese fangose soggette alle maree, senza alcuna infrastruttura per contenere gli inquinanti. Detriti e contaminanti tossici, come petrolio, carburante e residui chimici liquidi, finiscono direttamente in acqua di mare, contribuendo in larga misura al degrado degli ecosistemi.

"Sebbene l'Ue abbia la responsabilità di garantire di non esportare danni verso paesi terzi, gli standard del Regolamento Ue sui cantieri navali non possono variare in base alla località - spiega Ingvild Jenssen, direttrice esecutiva e fontatrice di Shipbreaking Platform -. Ogni cantiere presente nell'elenco Ue dovrebbe essere soggetto alle stesse norme e procedure. In caso contrario, i cantieri conformi nell'Unione europea continueranno a subire una concorrenza sleale. Esortiamo l'Ue a porre fine a pratiche dannose che non sarebbero mai consentite nel territorio comunitario e a fermare lo sfruttamento, da parte dell'industria navale, di standard ambientali e di salute e sicurezza sul lavoro meno rigorosi".