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06 giugno 2026, Aggiornato alle 17,51
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Decreto Carburanti-bis, Messina (Assarmatori): "Penalizza un comparto strategico per il Paese"

Il presidente dell'associazione armatoriale ricorda che il provvedimento scarica sulle imprese un onere che dovrebbe essere affrontato con strumenti pubblici adeguati

Stefano Messina (Ph: Corsera)

Assarmatori esprime con fermezza un giudizio negativo sul Decreto Carburanti-bis.  "Arriva all'approvazione finale - spiega l'associazione armatoriale in una nota - con la stessa criticità della prima edizione del testo: nessun intervento per il trasporto marittimo, proprio mentre le compagnie di navigazione sostengono extra costi rilevanti legati all'aumento del carburante e continuano a garantire i collegamenti essenziali con le isole maggiori e minori".

Assarmatori denuncia dunque con forza una decisione che penalizza un comparto strategico per il Paese e scarica sulle imprese che assicurano i collegamenti con le isole un onere che dovrebbe essere affrontato con strumenti pubblici adeguati. Il trasporto marittimo, spiega l'associazione, non è un servizio accessorio. È l'infrastruttura che garantisce la continuità territoriale, la mobilità dei cittadini, l'approvvigionamento delle merci e la tenuta dell'economia turistica di intere regioni. Escluderlo dal Dl Carburanti-bis significa ignorare la realtà e dimenticare i bisogni delle comunità isolane.

"Questa esclusione è incomprensibile – dichiara Stefano Messina, presidente di Assarmatori – Le compagnie non stanno speculando: stanno sostenendo costi straordinari per continuare a garantire collegamenti regolari, frequenti e a prezzi competitivi, perché la nave rimane il mezzo di trasporto più economico per raggiungere le isole. Ma non si può pretendere che il settore assorba da solo l'impatto dell'aumento del carburante, mentre altri comparti vengono sostenuti con risorse pubbliche".

Il paradosso è ancora più grave alla luce dell'ETS. Le compagnie di navigazione, infatti, contribuiscono con risorse significative a un sistema nato sbagliato per accompagnare la transizione ecologica, con un costo sproporzionato per il comparto e la sua tenuta competitiva. Eppure, proprio quelle risorse, generate anche dagli armatori, vengono prelevate ed utilizzate per finanziare misure sui carburanti dalle quali il trasporto marittimo resta escluso. "È un cortocircuito evidente – continua Messina – Il settore marittimo garantisce un servizio essenziale, sostiene la regolarità dei collegamenti e dell'economia delle isole, paga l'ETS e poi viene escluso quando si distribuiscono gli interventi".

Assarmatori ribadisce che la soluzione è semplice: un credito d'imposta mirato, parametrato almeno ad una parte dell'extra costo documentato per il carburante, per le compagnie impegnate nei collegamenti marittimi essenziali. "Non chiediamo trattamenti di favore. Chiediamo coerenza e rispetto per un comparto che ogni giorno tiene collegate le isole al resto del Paese. Auspichiamo che il governo e il Parlamento dimostrino pertanto un'adeguata sensibilità e non lascino sole le compagnie di navigazione a fronteggiare gli extra costi", conclude il presidente dell'associazione armatoriale.