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11 agosto 2026, Aggiornato alle 15,43

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Armatori - Logistica

Bene il traffico container, male i fatturati: l'analisi del Centro Studi Fedespedi

La relazione esamina le performance economico-finanziarie delle principali società di navigazione merci che operano a livello globale

Alessandro Pitto

Nel 2025 il traffico mondiale di container ha continuato a crescere, raggiungendo i 193 milioni di teu movimentati contro i 184,3 milioni dell'anno precedente; la dinamica è proseguita nel primo trimestre del 2026, con oltre 47 milioni di teu e una crescita del 4,4% sullo stesso periodo del 2025. A fronte di volumi in aumento, i conti delle compagnie mostrano un ridimensionamento rispetto all'esercizio eccezionale del 2024: nel 2025 tutte le società analizzate hanno registrato fatturati in flessione, con variazioni comprese tra il -2% e il - 26,6%.

La panoramica del settore emerge dall'undicesima edizione della relazione "Le compagnie di navigazione: un'analisi economico-finanziaria", realizzata dal Centro Studi Fedespedi, che esamina le performance economico-finanziarie delle principali compagnie di navigazione merci che operano a livello globale. L'analisi prende in esame i bilanci 2025 di 10 società  e include un focus sui risultati del primo trimestre 2026.

L'andamento è proseguito nei primi mesi del 2026, con ricavi e margini in ulteriore diminuzione: pesano l'eccesso di offerta di stiva, la flessione dei noli, l'aumento del costo del carburante e le tensioni in Medio Oriente, che continuano a condizionare rotte e tempi di navigazione. In miglioramento invece la puntualità: nei primi cinque mesi dell'anno la quota di navi arrivate in orario si è mantenuta sopra il 60%, con la sola eccezione di febbraio (58,3%).

"I volumi continuano a crescere, ma l'eccesso di capacità disponibile e il calo dei noli stanno riducendo i margini di profitto delle compagnie, riportandoli su livelli più fisiologici - ha dichiarato il presidente di Fedespedi Alessandro Pitto -. In uno scenario condizionato dalla riconfigurazione delle rotte, dal Canale di Suez allo Stretto di Hormuz, la capacità di adattamento delle catene logistiche torna a essere un fattore competitivo decisivo".
 

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